In una sala d’attesa. . .

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Nelle sale d’attesa degli studi medici, ammettiamolo, non ci si annoia.
L’idea di dover attendere, magari anche qualche oretta, è estenuante – su questo non si discute – ma una volta giunti a destinazione, dopo essersi piazzati e aver dato un’occhiata intorno, si entra in un piccolo mondo.
Provate a non isolarvi e, invece, ascoltate i discorsi che vengono fatti (sì: impicciatevi pure dei fatti altrui!). C’è sempre qualcuno che parla e racconta i fatti suoi e, di rimando, i presenti che stanno ad ascoltare potrebbero mai ascoltare e basta? Impossibile!
Se Tizio spiega perché in mattinata ha imbiancato casa, Caio non può limitarsi ad asserire; Caio dirà la sua, illustrando i motivi del perché – secondo lui – non è stata una buona idea imbiancarla.
È ciò che ho notato qualche giorno fa, proprio in una sala d’attesa: la gente (riservata?) ama parlare di sé, della propria vita quotidiana. Ama l’idea di essere ascoltata, appoggiata e anche di sentire obiezioni. Si tratta pur sempre di una forma di comunicazione e con l’era di internet, tutto sommato, è bello ascoltare ancora scambi di opinioni fatte dal vivo.
Vedere le persone, i loro sguardi, le loro smorfie, il loro sorriso, mi piace. Provate a farci caso: allenate l’orecchio all’ascolto. C’è davvero tanto da ascoltare giacché c’è davvero tanto da dire. Magari vi accorgerete che lo sconosciuto di turno ha le vostre stesse fobie!
Come mai siamo così amanti della comunicazione? Be’, non chiedetelo a me. Con due blog, varie collaborazioni in giornali e portali web e qualche pubblicazione – seppure microscopica – alle spalle, non l’ho ancora capito.

 

In una sala d’attesa. . .ultima modifica: 2011-01-13T15:32:00+00:00da grazia.c
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